La Verità – 16 Maggio Intervista a Elvio Silvagni: “Per il settore calzaturiero sarà un bagno di sangue”

Il patron di Valleverde: “Noi imprenditori vorremmo fare i tamponi ai nostri dipendenti, ma non siamo riusciti ad averli”

Mentre l’Italia procede, pur tra mille incertezze, sulla strada della riapertura delle attività ancora ferme, alcuni settori soffrono più di altri: tra questi c’è senz’altro il calzaturiero, che insieme all’abbigliamento è stato fortemente penalizzato dalle misure di contenimento della pandemia, a causa della chiusura dei negozi al dettaglio (con parziali eccezioni per la calzature dei bambini). Per il settore la riapertura potrebbe arrivare tardi, almeno secondo Elvio Silvagni, a capo del gruppo che comprende il marchio Valleverde. Oltre a Rafting Goldstar, Biochic e Biomodex; una realtà che nel 2019 ha realizzato oltre 40 milioni di euro di fatturato e che ha risentito come le altre della pandemia. Per questo Silvagni ha scritto una serie di lettere aperte al presidente del Consiglio e al capo dello Stato, chiedendo misure concrete e segnalando le mancanze nei provvedimenti emessi finora.

Qual è la situazione nel comparto calzaturiero?

“I numeri sono molto gravi. Solo nel nostro gruppo abbiamo 15 milioni di euro di prodotti ancora bloccati, perché i negozi sono chiusi: per noi questa stagione sarà un bagno di sangue. Chi vuole che compri scarpe primaverili chiuse, con le Regioni del Sud che hanno già temperature ben oltre i 30 gradi? Fin dall’inizio il governo ha fatto tutto in fretta: ha impostato il lockdown da un giorno all’altro, senza considerare le esigenze di noi imprenditori e dei commercianti. Non è importato nulla a nessuno della merce rimasta in lavorazione, mentre altre nazioni europee hanno dato tempo una settimana per organizzarsi: noi abbiamo invece avuto la merce bloccata dagli spedizionieri e altre conseguenze. L’emergenza in Italia è stata capita in ritardo e gestita male: ora sono tutti capaci di dire “apriamo tra sei anni, quando tutto sarà sicuro”.

Invece si riparte adesso, ma a quali condizioni?

“Noi produttori dobbiamo anche “fare da banca”ai nostri clienti: non solo ci mettiamo i costri del prodotto, ma dobbiamo offrire loro anche condizioni vantaggiose, altrimenti in autunno rischiamo di chiudere tutto. C’è poi l’aspetto della responsabilità penale per i datori di lavoro, in caso i dipendenti contraggano il virus. Ma come è possibile riaprire in queste condizioni? Cosa sappiamo di un virus, di come arriva? Mica si presenta bussando alla porta”.

Quello della sicurezza è però un problema serio…

“Se ci fossero i tamponi e i test noi imprenditori li faremmo volentieri ai nostri dipendenti: non è un problema spendere anche 2-3.000 euro a testa, ma non siamo riusciti ad averli. Avremmo dovuto prendere esempio dalla Cina, dove c’è stato nella provincia di Hubei un lockdown totale, drastico, e poi si è ripresa l’attività. Ora a Wuhan stanno rifacendo i tamponi a 12 milioni di persone, dopo i nuovi casi di contagi. O si fa così o la pandemia non si batte”.

Ora sperata che dal 18 maggio possa cambiare qualcosa?

“Da lunedì dovrebbero riaprire i dettaglianti, ma ancora non sappiamo, ad esempio, se sarà possibile farlo in tutte le regione. Questo ci creerebbe ulteriori problemi, perché in caso di riaperture differenziate dovremmo selezionare le consegne in base alle aree geografiche o addirittura ai singoli comuni. A mio avviso il 4 maggio molte regioni avrebbero potuto riaprire e in questo caso ci sarebbero stati tanti problemi in meno per il settore delle calzature e dell’abbigliamento. Nelle regioni del Sud, ad esempio, il commercio avrebbe funzionato bene in questo periodo e invece stiamo soffrendo molto, specie per quanto riguarda il comparto da cerimonia, che in questo periodo rappresenta una buona parte delle vendite. Neanche in Cina hanno bloccato tutto il Paese”.

Adesso cosa chiede?

“Che nei prossimi tre mesi ripartirà l’economia. Il problema è: la gente è spaventata, tornerà a comprare? Farà quel che faceva prima? Se un negozio o un ristorante realizzerà la metà del fatturato rispetto a prima, coi costi che restano invariati, non ripartirà proprio nulla. La mia paura è questa. Dato che nel nostro settore le valutazioni si fanno di stagione in stagione, vedremo a ottobre come saranno andate le cose”.


16 Maggio 2020
La Verità

(Visitato 158 volte, 1 visite oggi)